Il Giacimento   

La cava è ubicata a 20 km a Nord di Roma, nell’area compresa tra il fiume Treja ed il Monte Soratte. La morfologia del deposito è tabulare, debolmente cuneiforme e resta intercalato nelle formazioni piroclastiche che caratterizzano la geologia generale dell’area di affioramento. I travertini laziali possono essere perlopiù definiti termogeni. Essi infatti, pur provenendo da aree differenti e presentando spessori variabili sono strettamente connessi ad eventi magmatici che ben si inseriscono nel contesto geologico genetico della formazione della catena appenninica, che ha provocato lungo il margine tirrenico una attività vulcanica cenozoica più o meno attiva.

L’Appennino è una catena orogenetica strutturalmente articolata che inizia a formarsi nel Cretaceo superiore, e la cui genesi continua ancora ai giorni nostri. La sua evoluzione può essere suddivisa in fasi differenti che traggono origine dalla migrazione della placca africana contro quella europea, con una situazione iniziale molto complessa anche per la presenza di una serie di minuscole placche posizionate tra le due principali.

Due di queste microplacche, l’Iberia e l’Adria, saranno quelle che condizioneranno in maniera più eclatante la genesi appenninica. Nel Giurassico medio superiore, l’apertura dell’Atlantico centrale provoca una prima fase di deriva verso est della placca africana, deviata verso nord a partire dal Cretaceo superiore quando si apre anche l’Atlantico settentrionale.

Tra le due placche si trovava inizialmente un bacino oceanico denominato Oceano ligure-piemontese che separava l’Europa e l’Iberia, allora solidali, dall’Adria, promontorio dell’Africa. Circa novanta milioni di anni fa, una serie di disgiunzioni e rotazioni separano le placche Iberia e Adria, provocando la consunzione dell’Oceano ligure-piemontese mentre l’Africa converge direttamente contro l’Europa.

In quella che sarà l’area occupata dai futuri Appennini inizia l’impilamento di unità tettoniche che tendono ad innalzarsi sempre più.

Con l’Eocene superiore termina la convergenza oceanica accompagnata dalla sutura e chiusura dell’Oceano ligure-piemontese, dalla subduzione della placca Adria verso ovest-sud ovest, al di sotto di quella dell’Iberia, e l’impostazione di una serie di processi tettonici ad andamento est-nord est associati all’orogenesi. Dall’Eocene superiore all’attuale, quindi, in questa che viene definita la zona di convergenza ensialica si ha, con l’evoluzione e l’impostazione dei tratti tipici della catena appenninica, la formazione del sistema catena-avanfossa deformata e avampaese indeformato prospiciente all’odierno mare Adriatico.

Per quanto riguarda l’attuale mare Tirreno, esso viene interpretato come un bacino geologicamente definito di retro-arco in fase estensiva caratterizzato in affioramento da deboli strutture affiancate sollevate e depresse che richiamano, anche se in condizione ridotta, lo stile ad Horst e Graben allineate in sistemi a direzione appenninica, interrotte da faglie. È lungo queste strutture che si sarebbero poi impostati i più importanti sistemi vulcanici dell’Italia centrale.

Uno studio dell’assetto profondo dell’Appennino centrale, conferma proprio in queste aree un ridotto spessore della crosta terrestre, la presenza della discontinuità di Moho ad una ventina di chilometri di profondità, ed elevati valori del flusso termico che possono comportare localmente, ad esempio a nord est di Roma, temperature anomale che già a 3 chilometri di profondità sono comprese tra 150 e 300°C, cioè fino a cinque volte più alte rispetto alle altre regioni.

Fasi di estrazione   

La coltivazione del giacimento avviene secondo tre fasi principali:

La prima fase consiste nella realizzazione del taglio orizzontale al monte. Protagonista di questo processo è la segatrice a catena, una innovativa macchina su binari, simile a una grande elettrosega composta da una lama di circa 3,5 mt dotata di catena con denti diamantati o al Widia. Quest’ultima imprime precisi tagli nella roccia penetrando come la lama di un coltello.

La seconda fase consiste nel taglio verticale al monte e con la quale si separa una porzione di roccia detta ‘bancata’ dalla massa marmorea mediante l’impiego della macchina al lo diamantato. Essa è composta da un carrello scorrevole su due binari, un motore elettrico e una puleggia laterale nella quale viene posizionato il lo diamantato. Quest’ultimo viene fatto scorrere in un foro, preventivamente scavato nella roccia da una perforatrice, e inne chiuso ad anello intorno alla puleggia. A questo punto la macchina avanzando sui binari tiene sempre in tensione il lo che girando ad alta velocità abrade la roccia e imprime profondi tagli verticali al monte. Terminata questa seconda fase la bancata è totalmente staccata e quindi è pronta per essere ribaltata nella piazza della cava tramite l’ausilio di un escavatore e di cuscini metallici gonfiabili ad acqua che vengono inseriti nello spazio creato dal taglio al monte.

La terza fase consiste nella riquadratura dei blocchi: la bancata ormai ribaltata viene suddivisa in porzioni mediante l’utilizzo della macchina al lo diamantato.

Sicurezza   

L’azienda opera nel rispetto di tutte le norme cogenti e di buona prassi.

Significativo è il grado di attenzione verso le maestranze impiegate per le quali si perseguono obiettivi di massima sicurezza e di comfort. L’azienda applica con rigore i disposti del D.lgs 624/96, del D.P.R. 128/59 e del D.lgs. n. 81/2008.

Rappresentativo è il rispetto della norma BS OHSAS 18001:1999, standard internazionale per la gestione della sicurezza e salute dei lavoratori.

Ambiente   

Kingtone da sempre considera fondamentali, nello svolgimento delle proprie attività produttive e di estrazione, le esigenze di rispetto ambientale e in particolare quella della tutela paesaggistica volta al ripristino e alla conservazione della qualità del territorio.

L’azienda adotta l’innovativo sistema di coltivazione “per comparti”, per cui il recupero dell’area avviene contestualmente ai lavori di estrazione. L’area di cava del comparto coltivato viene restituita alla sua finalità agricola già durante la coltivazione del comparto successivo.

Prima dell’inizio della coltivazione, i terreni sono sottoposti ad analisi geochimiche al fine di individuare il punto “0” da non alterare. Inoltre, nel rispetto degli standard internazionali di tutela ambientale, vengono adottate tutte le linee guida della norma UNI EN ISO 14001:2015.